
Le acque termali delle Terme dei Papi di Viterbo erano ampiamente utilizzate dagli etruschi. Quando i romani giunsero in territorio etrusco distrussero i centri di questa civiltà ma custodirono con cura ciò che era la cultura termale che contraddistingueva gli Etruschi. Questo spiega perché le terme dei papi si chiamarono Terme Etrusche fino all’epoca dell’impero. Le terme dei papi sono chiamate così perché durante il medioevo questa località termale era frequentata da moltissimi pontefici che venivano a curare la loro artrosi.
L’area termale di Viterbo è una delle più generose d’Italia sotto il profilo dell’estensione e della portata d’acqua.
Le sorgenti sono quasi tutte ipertermali (che presentano cioè una temperatura dell’acqua al momento dell’uscita compresa da 35 a 60 °C circa, con acqua cristallina).
Le acque del bacino Viterbese sono quasi tutte sulfureo-solfato-bicarbonato-alcalino-terrose.
Sono numerose le sorgenti termali che alimentano il piccolo lago di origine vulcanica delle Terme dei Papi. Il fondale argilloso del lago è composto da fango termale maturo per cui più raro ed utilizzato per le terapie termali a seconda delle proprietà: quello grigio di origine lavica è strettamente indicato per la fangoterapia mentre quello bianco di origine sorgiva è più idoneo ai trattamenti estetici.
L'acqua termale utilizzata dalle Terme dei Papi denominata del Bullicame è sulfureosolfata alcalino-terrosa fluorata e sgorga alla temperatura di 58°C. Una conduttura sotterranea parte dal fondo della sorgente Bullicame, che dista circa 1 km dalle Terme, ed arriva direttamente allo stabilimento termale.
Si estraggono due tipi di fango, uno scuro utilizzato per la fangoterapia, ed uno quasi bianco e cremoso utilizzato per i trattamenti estetici.
L'acqua è adatta a molteplici utilizzazioni in terapia termale, in particolare nella cura e prevenzione delle affezioni croniche di tutto l'apparato respiratorio e di quello osteoarticolare e anche nelle malattie della cute, dell'apparato genitale e malattie dismetaboliche.